I nuovi tutori al Civico, il vigile Franco: “Rappresentiamo diritti e doveri dei minori”

Il nostro Civico è per loro un punto di riferimento. Per fare formazione, per confrontarsi su problematiche e soluzioni, per collegarsi con il Tribunale per i giuramenti on-line. Loro sono i tutori volontari di minori stranieri non accompagnati. Sette donne e uomini che sono stati dichiarati idonei dal Garante dell’Infanzia Regionale a svolgere questo importante ruolo. Sono i primi cremonesi che hanno accettato di diventare tutori, nella speranza che altri volontari si possano aggiungere. Tra loro, c’è un magistrato in pensione, un’insegnante, un universitario, un ex segretario generale e una educatrice, anche lei in pensione. E poi c’è un vigile, Franco Sforza, agente della Polizia Locale di Cremona da 25 anni. Per lui, come per molti, diventare tutore non è stato un caso.

 

“Nel mio lavoro sono sempre stato a contatto con i ragazzi ai margini – racconta – Già 10/12 anni fa con il vigile Roberto Ferrari svolgevamo attività nel Centro di aggregazione giovanile dello Zaist, poi ho fatto l’esperienza dell’educativa di strada, ho collaborato con la Comunità Barbieri, ho fatto tanta attività nelle scuole. Insomma, i ragazzi spesso fragili e arrabbiati fanno parte del mio percorso professionale. All’inizio ci vedono solo come gli ‘sbirri’, poi diventiamo un punto di riferimento. A partire da queste mie esperienza e dal desiderio sempre vivo di sperimentarmi con i giovani, non ho fatto fatica a mettermi ancora a disposizione dei ragazzi come tutore…”.

 

Franco, come gli altri tutori cremonesi, ha risposto nel 2018 al bando del Garante per l’Infanzia, promosso dal Comune di Cremona (nel 2017 era già stato fatto un bando, ma da Cremona non era arrivata nessuna candidatura). Poi, ha partecipato ad un corso di formazione coodinato dell’Associazione CODICI di Milano e con il Comune di Cremona protagonista. Riconosciuto idoneo, ha iniziato la sua attività. Al momento il Tribunale dei Minori gli ha affidato, dopo apposito giuramento, due ragazzi, entrambi egiziani 17enni (compiranno i 18 anni tra giugno e luglio del prossimo anno).

 

“Come funziona? – spiega Franco – Il Tribunale ti chiama e ti affida un minore. Poi ti mandano il decreto di nomina e devi fare il giuramento, che spesso è on-line. Poi, facciamo degli incontri di conoscenza con i minori che ci sono stati assegnati, con gli educatori e i servizi. Fondamentale è la presenza del mediatore culturale perché molti ragazzi non parlano l’italiano. Noi siamo per i ragazzi una sorta di genitori surrogati, abbiamo la loro tutela legale e quindi firmiamo per tutti gli aspetti sanitari, scolastici, lavorativi. Ma non siamo i loro genitori che ci sono nei loro paesi di origine e molti di loro sentono spesso”.

 

Il tutore rappresenta in Italia i diritti e i doveri del minore. “Capita che qualcuno combini qualche piccolo guaio – spiega Franco – Il nostro compito è anche quello di ricondurre alle regole e ad un ruolo di responsabilità, anche nel pagare per quanto si è commesso”. Sicuramente in questo la divisa aiuta.La prima volta che ho incontrato i miei ragazzi mi sono presentato in borghese e non ho detto che facevo il vigile – racconta – Poi quando hanno creato dei problemi invece mi sono presentato in divisa. Sicuramente si sono stupiti e ci sono rimasti.. Ci tenevo che tra i tutori volontari ci fosse anche un vigile: è un segnale per tutta la città perché non siamo solo quelli che fanno le multe, ma stiamo nella comunità. Questa mia scelta è stata accolta positivamente anche dal Comandante”.

“La cosa importante nel fare il tutore – conclude il vigile Sforza – è non farsi prendere emotivamente e capire il proprio ruolo. Il nostro obiettivo è proprio responsabilizzare i minori di fronte a dinamiche che spesso loro non conoscono perché nei paesi da cui provengono non esistono. A livello personale, si tratta di un’altra sfida in cui mi metto in gioco per dare una mano a qualcuno, per contribuire a dare una possibilità a questi ragazzi”.

 

Chi è il tutore

La figura del tutore, delineata nelle sue funzioni giuridiche dall’articolo 357 del Codice Civile, è stato rafforzata dalla Legge 47/2017 (denominata Legge Zampa) che ha introdotto il ruolo del tutore volontario di cittadini minori non accompagnati sul territorio nazionale. L’idea di istituire questa figura rappresenta una scelta di alto valore civile: attribuisce infatti alla società ed alla cittadinanza il valore della tutela del minore come valore fondante dell’identità culturale di tutti i Paesi che hanno sottoscritto la Convenzione di New York sui Diritti del Fanciullo.

La tutela volontaria, pertanto, non viene più interpretata dalle istituzioni pubbliche, come avveniva in passato, quando l’Assessore al Settore Politiche Sociali riceveva la nomina da parte del Giudice Tutelare del Tribunale Ordinario, ma viene attribuita al cittadino che, spontaneamente, si candida per essere nominato dal Tribunale per i Minorenni territorialmente competente (nel caso di Cremona quello di Brescia).

Al tutore è richiesto di rappresentare il minore e perseguire il suo superiore interesse, con particolare attenzione agli ambiti del luogo di dimora, della formazione, dell’istruzione, della regolarizzazione legale dei documenti per la permanenza sul territorio nazionale, della cura della salute e di tutte le azioni propedeutiche ad un armonico sviluppo e crescita della persona.

Il tutore può avvalersi naturalmente dei servizi del territorio, pubblici e privati, come avviene sul territorio cremonese. Cremona, su questo fronte, è all’avanguardia in quanto ospita da tempo non solo strutture di accoglienza molto attive, ma anche una forma di collaborazione con le istituzioni pubbliche, in particolare i Servizi Sociali del Comune, ormai consolidato. Una rete nata e sviluppatasi partendo da un’analisi del fenomeno che è riuscita ad affrontare con successo, nel corso degli ultimi anni, situazioni piuttosto complesse.

 

Nella foto i tutori ricevuti in Comune dal Sindaco Gianluca Galimberti e dall’Assessore Rosita Viola

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