“Ecco come è la situazione covid”. Il medico di base Guglielmi: “Più contagiati ma sintomi meno complessi grazie ai vaccini”

 

Dopo due anni dall’inizio della pandemia, ci troviamo ancora di fronte a un repentino aumento dei contagi. Così, per capire quale sia la situazione attuale, come i sanitari la stiano affrontando e l’andamento della campagna vaccinale abbiamo intervistato la Dott.ssa Guglielmi, medico di base al Civico. Ha lavorato per molti anni come direttore sanitario in casa di riposo, a Cremona Solidale, a Pontevico e a Robecco d’Oglio; dal settembre 2019, è medico di base allo studio associato di via Bonomelli.

 

Dottoressa, partiamo dalla pandemia, dalla fase di impennata di contagi che stiamo vivendo. Come è in generale la situazione dei suoi pazienti?

A partire dalla settimana dopo Natale, abbiamo assistito ad un repentino aumento dei contagi. Le ricorrenze natalizie, con relative convivialità, hanno sicuramente contribuito a creare questa situazione. I pazienti presentano tuttavia una sintomatologia molto meno complessa, grazie soprattutto al fatto che la maggior parte ha già completato il ciclo di vaccinazioni con almeno le prime due dosi, una buona percentuale anche con la terza. Di fatto, su 1500 mutuati, al momento non ho nessun ricoverato. Una situazione decisamente diversa dallo stesso periodo del 2021, quando in questo mese avevo almeno una decina di pazienti ricoverati con grave insufficienza respiratoria.

 

Chiariamo come è attualmente la procedura in caso di sintomi o di sospetta positività per contatti stretti con positivi, rispetto al coinvolgimento dei medici di base.

I pazienti che presentano sintomi simil-influenzali (febbre, raffreddore, mal di gola, tosse) in genere mi contattano telefonicamente. Provvedo quanto prima ad eseguire un tampone rapido che può essere effettuato in tre modalità: in prossimità dell’ambulatorio in modalità “drive-through”, in studio fuori dall’orario di ambulatorio oppure a domicilio. La refertazione del tampone avvia automaticamente la segnalazione ad ATS del caso positivo, per la presa in carico e la tracciabilità dei contatti. Tutto questo si traduce per noi medici di base in grosso aggravio di lavoro, prevalentemente burocratico, che va ad assommarsi alla routine (ricevimento in ambulatorio, prescrizioni, visite domiciliari, ecc).

 

Come è dal suo punto di vista la situazione dei tamponi? E quella del tracciamento?

Quest’anno l’esecuzione dei tamponi non rappresenta un problema come ad inizio pandemia, vista l’ampia disponibilità presso farmacie, medici di base e “fai da te”. Certamente, quando i contagi aumentano esponenzialmente come in questo periodo, si crea molta confusione ed è difficile per ATS effettuare le indagini epidemiologiche e dare risposte tempestive a tutti, nonostante l’impegno.

 

Rispetto alla campagna vaccinale, in generale i suoi pazienti hanno aderito? In tanti si sono rivolti a lei per chiarimenti o approfondimenti? Chi non ha aderito perché non l’ha fatto?

La maggior parte dei miei paziente ha aderito con entusiasmo e senso di responsabilità alla campagna vaccinale. Ho anch’io una quota di “irriducibili” che per paura o per errate suggestioni hanno rifiutato il vaccino. Sono riuscita a convincere i confusi e i timorosi, mentre sui più fortemente contrari le mie argomentazioni non hanno sortito alcun risultato. Alcuni, indispettiti, hanno pure cambiato medico!

 

Al di là della pandemia, i suoi pazienti stanno riscontrando un rallentamento dell’attività sanitaria di diagnosi e di cura e quale è l’accompagnamento del medico di base in questi casi?

Sicuramente sì. Quando il picco di contagi arriva al culmine come in questi mesi, gli ospedali rallentano le attività procrastinabili, come gli screening oncologici o la chirurgia non d’urgenza. Inoltre molti pazienti, per paura del contagio, rimandano visite ed esami diagnostici per evitare di frequentare gli ospedali, che sono visti ancora come luoghi di contagio. Temo che questo abbia già causato e causerà altre vittime.

 

La situazione che sta vivendo è condivisa con gli altri colleghi dello studio? Vi confrontate?

Certo. Lavorare in una medicina di gruppo in questa circostanza è una grande risorsa, perché permette un confronto costante e un aiuto reciproco. Questo è stato fondamentale soprattutto ad inizio pandemia, quando molti di noi sono stati contagiati. Abbiamo fatto fronte comune, garantendo continuità assistenziale.

 

Dallo studio dei medici di medicina generale al Civico passano circa 10mila persone. Quanto è utile uno studio associato in un centro come quello di via Bonomelli?

Credo che sia un punto di forza del nostro studio associato il fatto di essere collocato all’interno di una struttura che offre così tanti servizi. I nostri pazienti usufruiscono molto spesso ad esempio della diagnostica di Cremona Welfare o dei servizi domiciliari di Cosper. Noi medici di base abbiamo in carico molti dei pazienti delle comunità inserite nel Civico 81. Personalmente, apprezzo anche il ristorante BonBistrot, che spesso mi permette di non saltare il pranzo!

 

 

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